Gruppo e ritualità

Nell’esperienza della teatroterapia il gruppo costituisce un elemento di fondamentale importanza. È il gruppo a decidere come organizzare il tempo e lo spazio, a seconda delle esigenze di ogni componente. 

Nel teatro, la compagnia costruisce un insieme fisico e psicologico dove ogni ruolo, ogni battuta, ogni movimento deve essere eseguito in totale compenetrazione, affinché lo spettacolo possa realizzarsi. Il ruolo del teatro terapeuta è quello di coordinare gli sforzi del gruppo affinché questo insieme di corpi e anime raggiunga la piena consapevolezza dei propri movimenti e dei propri pensieri. Ed è proprio la consapevolezza il primo passo verso la realizzazione di un grande salto, quello verso la coscienza e lo sviluppo di comportamenti e

Un altro elemento fondamentale della nostra idea di mondo rotondo e la ritualità ovvero una disciplina che Che il gruppo decide di seguire.

sulla messa in scena, ma piuttosto il copione diventa pretesto per avviare un’analisi profonda che ci porti alla conoscenza del nostro essere. Il setting (ovvero lo spazio di lavoro) dovrà essere accogliente, un luogo dove l’individuo si senta protetto e libero di esprimersi; per questo ogni proposta utile alla sua costruzione sarà ben accetta.

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">La ritualità sarà un elemento fondamentale sia nel setting che negli esercizi,mentre la dimensione di gruppo tutelerà, veicolerà e permetterà il lavoro.La ritualità sarà un elemento fondamentale sia nel setting che negli esercizi,mentre la dimensione di gruppo tutelerà, veicolerà e permetterà il lavoro.

Pubblicato da frafiori

Sono nato a Novara nel 1977, ho fatto il Classico, studiato Lettere e Filosofia e, nel 2000, ho vinto una borsa di studio per il Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Holden di Torino, dove mi sono diplomato nel 2002, sotto la presidenza di Alessandro Baricco. Le mie prime pubblicazioni giornalistiche risalgono alla fine degli anni ‘90, per giornali locali; nel 2002 ho pubblicato i primi racconti in antologie e, finalmente, nel 2008, il primo libro “vero”: Dostoevskij. Le Stagioni di un Pensatore, nella collana Piccole Biografie dell’editore Portaparole. Amo scrivere in tutte le forme. Mi appassionano i soggetti storici, specialmente quando riguardano fatti noti, ma controversi dal punto di vista storiografico, che lasciano margine alla fantasia. Sappiamo bene che anche la Storia, spesso, è un racconto.

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