CIAO STEFANO! …PIACERE ALESSANDRO! (dare forma ai demoni)

NOME: STEFANO
COGNOME: VERGOGNA
ETÀ: 28 ANNI
LAVORO: DISOCCUPATO
CARATTERISTICHE: PASSA LE GIORNATE IN PIGIAMA MANGIANDOSI LE UNGHIE, POSA LO SGUARDO VELOCEMENTE SU TUTTO IN MODO CIRCOSPETTO SENZA OSSERVARE VERAMENTE NULLA, CAMMINA IN MODO FRENETICO TRA IL TAVOLO E IL DIVANO CON LE SPALLE RICURVE, TIENE SALDAMENTE IN MANO IL TELECOMANDO DELLA TV CON IL QUALE FA ZAPPING IN MODO COMPULSIVO PER LA MAGGIOR PARTE DELLA GIORNATA.

Questa è la scheda di Stefano Vergogna, un personaggio al quale ho dato vita anni fa
all’interno di un’esperienza laboratoriale condotta dalla bravissima danzAttrice e
formatrice Barbara Altissimo.

Questo personaggio è stato creato seguendo le indicazioni che ci invitavano a dare forma ad una parte di noi sofferente, debole, disagiata; quella parte che vorrebbe chiedere aiuto ma non sa come fare ed aspetta di essere salvata mentre è impegnata nel fare la vittima.

Negli anni a seguire, occupandomi di Teatroterapia, ho potuto sentire quanto
quell’esperienza sia stata terapeutica. Per anni, ho avuto un dialogo con Stefano Vergogna, nel regalargli una precisa identità, potevo riconoscere il suo sopraggiungere osservando il mio modo di usare il corpo, oppure attraverso i pensieri o la tentazione di alcune abitudini.

Rendendolo “reale” ho potuto “scegliere”. Scegliere di accoglierlo o di lasciarlo semplicemente “fuori dalla porta”. Finché non gli diedi un’identità ciò che quella parte di me aveva da dire si manifestava attraverso sensazioni specifiche di dolore e sofferenza, rendondomi molto più difficile il poter fare qualcosa di buono per me.
Ed ecco perché: “dare forma ai demoni!” significa farli uscire e metterli sul cuscino
affianco a noi, riconoscere che siamo “altro” da quello e così incominciare una danza, un gioco, un dialogo con loro!

La Sedia Calda – Omaggio alla Gestalt

CREATIVITÀ… NIENTE DI PIÙ CONCRETO!

Girare il video “La sedia calda” è stato divertente, eccitante, ho giocato con il mio amico Michele ed abbiamo messo le nostre energie in un progetto.

Questo è ciò che ci interessa in questa sede, non tanto il risultato, ma ciò che ci dona il processo creativo. Un punto in cui la Teatroterapia e la Gestalt per me convergono, seppur affrontandolo in modo differente, è proprio questo aspetto legato alla creatività.

Quando parliamo di benessere personale, di crescita, di consapevolezza, la creatività non rappresenta qualcosa di velleitario, astratto o indefinito; non rappresenta qualcosa che ha a che fare solo con eventuali ambizioni artistiche, tutt’altro: è ciò che di più concreto si possa avere.

Il gioco si trasforma in un apprendistato esistenziale, l’eccitazione in energia corroborante e appunto: “creativa”, dove l’importanza di questo processo ce lo dice la parola stessa, creatività significa: “creare”!
Ci permette di connetterci con il nostro potere personale e di investire questo “potere” sulla creazione della nostra esistenza.

Cercando l’etimologia della parola “creatività” ho trovato: “Intuire in modo inedito in cui combinare elementi antichi, chiamare a essere reale ciò che prima non era neppure immaginato,rinnovare lo stupore davanti ad una creazione che prende forma davanti ai nostri occhi.”

DIO È GESTALTISTA!

Leggendo il primo volume del libro Conversazioni con Dio di Neale Donald Walsch ho fatto una scoperta sensazionale, ovvero: “Dio è Gestaltista!”.

Nel libro l’autore si cimenta in quella che secondo lui è una vera e propria conversazione con Dio in cui egli pone le domande e Dio gli fornisce le risposte.

Leggendo il testo, più volte mi è venuta in mente la nostra amata Gestalt, ma vorrei soffermarmi su un concetto in particolare. Nel testo, Dio spiega all’autore come la nostra crescita possa essere ostacolata dal fatto che noi umani diventiamo  chi siamo grazie all’esperienza altrui, grazie alle idee altrui.
Ovvero non ci basiamo su ciò che sentiamo o sulla nostra esperienza, ma su idee e concetti espressi da altri: l’educazione, le istituzioni, la religione, la scuola, il cosiddetto background.
Tutto ciò, secondo il Dio ideale del libro, ha contribuito a creare una forte spaccatura tra ciò che viene definito come “giusto” e ciò che viene definito come “sbagliato”, contribuendo alla crescita di manifestazioni di intolleranza, giudizio e divisione.

Leggendo queste parole ho pensato a ciò che in Gestalt viene chiamato introietto, ed a come nella relazione counselor– cliente si sostenga la persona a “sentire”, non a “pensare”.
Inoltre, si invita il cliente a fare esperienze, perché in Gestalt si dice: “le nuove esperienze curano quelle vecchie.”.

Gruppo e ritualità

Nell’esperienza della teatroterapia il gruppo costituisce un elemento di fondamentale importanza. È il gruppo a decidere come organizzare il tempo e lo spazio, a seconda delle esigenze di ogni componente. 

Nel teatro, la compagnia costruisce un insieme fisico e psicologico dove ogni ruolo, ogni battuta, ogni movimento deve essere eseguito in totale compenetrazione, affinché lo spettacolo possa realizzarsi. Il ruolo del teatro terapeuta è quello di coordinare gli sforzi del gruppo affinché questo insieme di corpi e anime raggiunga la piena consapevolezza dei propri movimenti e dei propri pensieri. Ed è proprio la consapevolezza il primo passo verso la realizzazione di un grande salto, quello verso la coscienza e lo sviluppo di comportamenti e

Un altro elemento fondamentale della nostra idea di mondo rotondo e la ritualità ovvero una disciplina che Che il gruppo decide di seguire.

sulla messa in scena, ma piuttosto il copione diventa pretesto per avviare un’analisi profonda che ci porti alla conoscenza del nostro essere. Il setting (ovvero lo spazio di lavoro) dovrà essere accogliente, un luogo dove l’individuo si senta protetto e libero di esprimersi; per questo ogni proposta utile alla sua costruzione sarà ben accetta.